Rafforzare le capacità di difesa dell’Unione, mantenere contatti con Donald Trump, abbandonare il Green Deal europeo: gli eurodeputati intervenuti nel dibattito di ieri hanno avanzato diverse raccomandazioni per l’Unione europea di fronte alla crisi in corso in Iran e nel Medio Oriente.

Le operazioni militari nella regione non si fermano e Stati Uniti e Israele non indicano nemmeno una data approssimativa per la fine dell’operazione in Iran. Nel frattempo l’Assemblea degli Esperti iraniana ha scelto Mojtaba Khamenei come successore del padre, l’ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un attacco statunitense.

Gli eurodeputati hanno discusso della situazione attorno all’Iran durante il dibattito di questa mattina, alla presenza dei rappresentanti del Consiglio dell’Unione europea e della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

“Dobbiamo dirlo chiaramente: la situazione in Iran e in tutto il Medio Oriente è estremamente grave. La nuova spirale di attacchi e contrattacchi rappresenta una seria minaccia per la stabilità regionale e la sicurezza globale”, ha dichiarato la viceministra per gli affari europei di Cipro, Marilena Rauna, intervenendo a nome del Paese che esercita la presidenza del Consiglio dell’Unione.

Ha aggiunto che per Cipro la situazione “non è astratta”. La posizione geografica “ci collega direttamente a questa regione – e collega anche l’Europa al Medio Oriente”.

Rauna ha sottolineato che, sebbene Cipro non sia stato direttamente bersaglio di attacchi, il recente incidente con droni vicino alle basi britanniche dimostra “quanto imprevedibile sia questo conflitto e quanto rapidamente possa espandersi”.

Ha inoltre ringraziato per la solidarietà mostrata a Cipro dalle istituzioni europee e dai loro presidenti, nonché dagli Stati membri che hanno fornito sostegno militare: Grecia, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi.

“Questa è la solidarietà europea in azione – un segnale chiaro che la sicurezza di uno Stato membro è la sicurezza dell’intera Unione europea”, ha affermato.

Non dimenticare l’Ucraina e rafforzare le capacità di difesa

“Per decenni l’ayatollah Ali Khamenei ha governato con un sistema basato su repressione, violenza e paura. Sotto il suo dominio gli iraniani hanno vissuto in un sistema che soffocava il dissenso e calpestava le libertà fondamentali”, ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Ha aggiunto che il regime iraniano “ha sponsorizzato il terrorismo in tutta la regione e persino in Europa” e ha sostenuto la Russia nella guerra contro l’Ucraina.

“Per un simile regime non bisogna versare lacrime. Molti iraniani hanno festeggiato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento apra la strada a un Iran libero. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro”, ha dichiarato.

Parlando a nome del Partito Popolare Europeo, l’eurodeputato olandese del CDA Jeroen Lenaers ha chiesto la creazione di un sistema europeo di risposta alle minacce, riferendosi agli incidenti intorno a Cipro.

“Questa volta Cipro non ha invocato l’articolo 42(7). Ma immaginiamo se uno Stato membro lo facesse: la solidarietà non può essere improvvisata durante una crisi. Se uno Stato membro viene attaccato, l’Europa deve sapere come reagire”.

“Disponiamo di un ombrello nucleare garantito dalla Francia, che rafforza il nostro sistema europeo di deterrenza. Ma dobbiamo anche costruire capacità comuni: droni, una brigata cibernetica, uno scudo antimissile e infine una vera unione europea della difesa”, ha aggiunto.

Il presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Nicola Procaccini, ha invece avvertito che l’Unione europea non deve dimenticare l’Ucraina nonostante la crisi in Medio Oriente.

“Il sostegno al popolo ucraino dovrebbe restare il centro di gravità della nostra politica internazionale, perché la resistenza di Kyiv è una diga che protegge l’idea europea e i suoi valori passati e presenti”.

Unità tra i democratici

Gli eurodeputati hanno espresso posizioni diverse anche sulle azioni di Washington in Medio Oriente. La co-presidente del gruppo dei Verdi Terry Reintke ha espresso solidarietà al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nel suo scontro con il presidente statunitense Donald Trump.

Sánchez ha condannato l’operazione americana in Iran e ha rifiutato di mettere a disposizione degli Stati Uniti le basi militari spagnole per attacchi contro il Paese. In risposta Trump ha minacciato la Spagna con barriere commerciali straordinarie.

“Un’Europa unita significa che i leader democratici in Europa stanno insieme. E quando uno di loro viene attaccato – soprattutto da persone come Trump – tutti dovremmo schierarci al suo fianco”, ha affermato.

“Abbiamo bisogno di unità al di là delle divisioni politiche – unità tra democratici. Solo questo renderà l’Europa forte”.

L’eurodeputato di Europa delle Nazioni Sovrane, Roberto Vannacci, ha invece accusato von der Leyen di non comunicare con Trump durante la crisi.

“Francamente pensavo che stesse parlando al telefono con Trump per decidere il destino di questa guerra. Invece con Trump ha parlato al telefono il presidente russo Vladimir Putin”.

Appello a rompere l’accordo con Israele

Il leader del gruppo Patrioti per l’Europa, l’eurodeputato francese del Rassemblement National Jordan Bardella, ha invitato a lavorare per la de-escalation.

“Bisogna agire per ridurre l’escalation, proteggere la stabilità della regione e soprattutto difendere i propri interessi e la sicurezza dei propri alleati”.

Ha richiamato anche l’attenzione sulla situazione del Libano, “intrappolato nella guerra e trascinato nel conflitto da Hezbollah, che non è solo un avversario di Israele ma anche il peggior nemico del popolo libanese”.

“Dovremmo stare dalla parte del Libano, della sua sovranità e integrità territoriale. Uno Stato libanese forte, libero dagli islamisti di Hezbollah, è la migliore garanzia per la sicurezza di Israele”.

Parlando a nome della Sinistra, la deputata francese di La France Insoumise Manon Aubry lo ha accusato di ipocrisia, sostenendo che parla dei libanesi mentre “sta dalla parte dei loro carnefici”.

Secondo lei l’Europa “dovrebbe stare dalla parte dei popoli, non dei mercanti di morte né dei genocidi”. Ha chiesto la rottura dell’accordo di associazione con Israele e il rifiuto di un accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Ha accusato von der Leyen di non difendere il diritto internazionale, incoraggiandone così la violazione.

“Nemmeno una parola sulle vittime dei suoi alleati fascisti. È per codardia o per convinzione? Se ama così tanto la guerra, signora von der Leyen, mandi i suoi figli a combattere – ma non conti su di noi”.

Rinnovabili o combustibili fossili?

Von der Leyen ha parlato anche dell’impatto della crisi sull’energia, sostenendo che l’Europa la sta avvertendo meno grazie agli sforzi degli ultimi anni per diversificare le fonti.

“Questi sforzi stanno dando risultati, ma ciò non significa che siamo immuni dagli shock dei prezzi. I mercati energetici sono globali. Le perturbazioni nel Golfo Persico influenzano rapidamente i prezzi ovunque”.

Secondo la presidente, alcuni sostengono che la crisi dimostri la necessità di abbandonare la strategia di lungo periodo e persino di tornare ai combustibili fossili russi.

“Sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli. Dobbiamo quindi mantenere la rotta della nostra strategia di lungo periodo. Possiamo essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione è giusta”.

Procaccini ha concordato sulla necessità di diversificare le fonti energetiche.”Se continueremo a dipendere da altri per l’energia e le materie prime critiche, non saremo né liberi né prosperi né sicuri”, ha detto.

Bardella ha chiesto di contrastare la crisi energetica abbassando le tasse e «consentendo a ogni Stato di recuperare la propria sovranità energetica», in particolare uscendo dalle «assurde» norme europee sul sistema di formazione dei prezzi dell’elettricità.

Vannacci ha invece proposto una soluzione opposta rispetto a quella di von der Leyen: invece di promuovere le energie rinnovabili, ha sostenuto che si dovrebbe tornare ai combustibili fossili più stabili.

“Liberiamoci del Green Deal, riapriamo i rubinetti di petrolio e gas, torniamo a importare fertilizzanti dalla Russia e difendiamo i nostri interessi, perché gli interessi degli altri sono già ben difesi da coloro che hanno iniziato e conducono questa guerra – e con cui lei non parla”, ha detto rivolgendosi alla presidente della Commissione europea.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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